mk
GRAND TOUR
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cast: 1 performer (frequent flyer)
scheda tecnica: inesistente
luogo: ovunque

progetto mk 2011
regia Michele Di Stefano

Grand Tour è una performance parassitaria, che nasce nello spirito di una indagine turistica nel mondo circoscritto della produzione spettacolare contemporanea. Il modello di riferimento della performance è il Grand Tour, il viaggio nell'Europa continentale effettuato a partire dalla seconda metà del 1600 da giovani di ceto elevato, perlopiù britannici, e destinato a completare la loro educazione attraverso l'immersione nelle bellezze culturali e paesaggistiche di nazioni dalla ricca tradizione storico-artistica, con l'Italia come meta per eccellenza.

Il progetto prevede l'individuazione di un festival o rassegna o manifestazione culturale circoscritta nel tempo: Gli spettacoli programmati dal festival vengono analizzati nella loro dinamica di sviluppo spaziale e temporale: essi diventeranno il luogo della performance. Verrà chiesto ad ogni regista/coreografo/direttore dei singoli spettacoli di ospitare per un tempo da definire (e che può essere anche solo di 1 secondo) il passaggio e/o la permanenza/campeggio di un performer esterno durante lo sperttacolo.
Il performer, che sarà sempre lo stesso, attraversa o visita lo spettacolo in questione senza produrre azioni o traiettorie significative; egli è semplicemente una presenza ed uno sguardo neutrale inserito da un altrove nel contesto della messa in scena. A quell'altrove ritornerà senza esitazioni, preparandosi ad una nuova collocazione.
Il performer non è autore (come nella celebre firma "hitchkockiana") né attore né tantomeno spettatore incarnato. E' qualcosa d'altro che per un attimo rende il luogo dello spettacolo un "ovunque" qualsiasi.

L'incognita del progetto è la condivisione del progetto stesso da parte degli autori/registi dei singoli spettacoli, che si renderanno disponibili a incrinare lievemente la superficie compatta delle loro creazioni attraverso un barlume di estraneità incontrollata nell'economia drammaturgica del senso.

Globalmente l'organicità della programmazione spettacolare operata da un festival viene arricchita di una diversa segreta dimensione temporale, che lo spettatore può includere nel calcolo della propria esperienza di fruitore. Lo spettatore sa che qualcuno ha preso possesso del cartellone della manifestazione per trasformarlo in un luogo tridimensionale, dove esercitare l'arbitrio di una avventura inedita – cosa ormai impensabile anche per posti turisticamente ostici come Papua Nuova Guinea.

All'atto pratico il festival si impegna a ospitare il performer e il direttore del progetto per tutta la durata della maniofestazione, facendo da primo tramite tra MK e gli autori in cartellone.

(in progress)

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